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Il Friuli ringrazia e non dimentica: la classe quinta incontra gli Alpini a 50 anni dal terremoto

Un toccante momento di memoria e cittadinanza attiva per la scuola primaria di Villanova

Utente UDIC85200R-psc

da Udic85200r-psc

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Un toccante momento di memoria e cittadinanza attiva per la scuola primaria di Villanova, che ha rielaborato i racconti dei testimoni in un profondo testo bilingue in italiano e friulano.

A cinquant’anni dal devastante terremoto che nel 1976 colpì al cuore la nostra regione, la memoria storica si fa viva e si tramanda tra le generazioni all’interno del nostro Istituto.

Gli alunni della classe 5^ della Scuola Primaria di Villanova hanno vissuto un momento di straordinaria intensità emotiva e formativa grazie all’incontro con gli Alpini, testimoni in prima linea della tragedia e, soprattutto, della straordinaria macchina della solidarietà e della ricostruzione.

Dall’ascolto attento dei racconti e dei ricordi delle “Penne Nere”, le bambine e i bambini hanno sviluppato una profonda riflessione che è confluita in un elaborato bilingue, in italiano e friulano.

La stesura in marilenghe è stata coadiuvata da Don Romano, parroco di Villanova, che ringraziamo.

La forza dei fatti e la “lezione” dell’Orcolat

I testi scritti dagli alunni colpiscono per la maturità e la sensibilità con cui sono stati metabolizzati concetti complessi come il dolore, la paura, ma anche l’immensa dignità del popolo friulano.

Come si legge nell’elaborato dei ragazzi:

“Ieri abbiamo pianto, ora bisogna ricostruire, andare avanti e ripartire”. Queste parole ci hanno fatto capire quanto erano forti e più forti delle parole lo sono stati i fatti, perché i Friulani lo hanno dimostrato davvero di cosa sono stati capaci. Chi ha vissuto una tragedia così grande non si arrende, stringe i denti e va avanti.

Dalle parole dei bambini emerge l’ammirazione per un popolo che è diventato un vero e proprio “esempio di forza, umanità e collaborazione organizzata”, capace di riscoprirsi come “una grande squadra, una vera famiglia” anche nei momenti più bui, quando la sera ci si ritrovava stanchi e con le mani sporche di lavoro a farsi coraggio attorno a un tavolo improvvisato tra le macerie o sotto una tenda.

Un legame che dura nel tempo: la gratitudine

L’incontro ha permesso agli studenti di comprendere l’origine della grande vocazione solidale che ancora oggi caratterizza la nostra terra. Il Friuli, che ricevette aiuti immensi da altre regioni e nazioni, ha saputo trasformare quel debito di riconoscenza in un valore permanente: la prontezza nel mettersi in gioco per aiutare gli altri in caso di necessità.

Il messaggio più bello è quello che i ragazzi della primaria hanno deciso di fare proprio e che rappresenta la perfetta chiusura del loro percorso:

“Noi abbiamo il dovere di ricordare e portare avanti questi insegnamenti perché ricordare non è solo pensare al passato, ma è imparare da chi è stato più forte della paura.”

Un ringraziamento speciale va alle Penne Nere per il tempo dedicato e per la preziosa testimonianza donata alla scuola, e un grandissimo plauso alle alunne, agli alunni di Villanova e ai loro insegnanti per aver saputo tradurre la memoria storica in un messaggio di speranza e unione così potente.


Testo in italiano

50 anni dal TERREMOTO del 1976

Quando gli Alpini ci hanno raccontato del terremoto del 1976 in Friuli, abbiamo capito che è stato un momento di grande paura, dolore e sofferenza.

Le persone hanno perso tanto, hanno pianto, ma alcune frasi dette ci sono rimaste nel cuore:

“Chi perde qualcuno non lo cancellerà mai!”, “Ieri abbiamo pianto, ora bisogna ricostruire, andare avanti e ripartire”.

Queste parole ci hanno fatto capire quanto erano forti e più forti delle parole lo sono stati i fatti, perché i Friulani lo hanno dimostrato davvero di cosa sono stati capaci. Chi ha vissuto una tragedia così grande non si arrende, stringe i denti e va avanti.

Abbiamo scoperto che il popolo friulano è stato un vero esempio di forza, umanità e collaborazione organizzata, le persone si sono aiutate, si sono date una mano, tutti uniti nella reconstruction e nel darsi coraggio, come una grande squadra, una vera famiglia.

Anche dopo giornate durissime, con le mani sporche e provate dal duro lavoro, le persone trovavano ancora la forza di stare insieme, sedersi attorno a un tavolo improvvisato, in una piazza tra le macerie, in una tenda, o anche in macchina, per parlare e farsi coraggio.

Tutte le comunità coinvolte erano unite, strette nello stesso dolore, ma anche nella stessa voglia di andare avanti.

Questo è il messaggio che ci portiamo a casa: insieme si può superar tutto, anche le cose più difficili.

“Il Friuli ringrazia e non dimentica”

anche l’immenso aiuto ricevuto da altre regioni e nazioni, che ha fatto nascere amicizie e un senso di gratitudine così profondo che i Friulani sono tra i primi ancor oggi ad essere pronti a mettersi in gioco e a partire per aiutare gli altri in caso di necessità.

Noi abbiamo il dovere di ricordare e portare avanti questi insegnamenti perché ricordare non è solo pensare al passato, ma è imparare da chi è stato più forte della paura.

Grazie Cari Alpini per il tempo che ci avete dedicato e la preziosa testimonianza.

Classe 5^ Primaria di Villanova


Testo in friulano

L’ORCOLAT

Cuant che i Alpins nus àn contât dal taramot dal Friûl dal 1976, o vin capît che al è stât un moment di grande pôre, di dolôr e di soference. Ce tant che lis personis a àn pierdût, a àn vaît. Cualchi lôr peraule nus è restade tal cûr: “Cui che al à pierdût cualchidun, mai si lu dismentearà”; “Îr o vin vaît, cumò bisugne tornâ a costruî, tornâ a partî, lâ indenant”. Chestis perandis nus àn fat capî ce tant fuarts che a jerin e plui fuarts des perandis a jerin i fats, parcè che i Furlans lu àn palesât pardabon ce che a son bogns di fâ. Cui che al à vivude une tragjedie cussì grande nol mole, al strenç i dincj e al va indenant. O vin scuvierzût che il popul furlan al è stât un vêr esempli di fuarce, di umanitât, di colaborazion ben inmaneade: lis personis si son judadis, dantsi une man, ducj adun inte ricostruzion e dal dâsi coraç, tant che une grande scuadre, une vere famee. Ancje a la fin di zornadis ce tant pesantis, cu lis lôr mans sporcjis e fruiadis dal lavôr fadiôs lis personis A cjatavin ancjemò la fuarce di stâ insiemi, sentâsi tor ator di une taule rapeçade, intune place jenfri lis maseriis, intune tende o in machine par fevelâ e dâsi coraç. Dutis lis comunitâts, cjapadis de tragjedie a jerin unidis, adun tal stes dolôr, ma ancje inte stesse brame di lâ indenant. Chest al è l’insegnament che o puartin a cjase: insiemi si fronte dut ancje lis robis plui dificilis.

“Il Friûl al ringracie e nol dismentee”

Ancje l’aiût straordenari ricevût di altris regjons e nazions, a àn fat nassi amiciziis e un sens di agrât ce tant profont che i Furlans a son tra i prins ancje al dì di vuê, pronts a metisi in zûc e a partî par judâ altris in câs di dibisugne. Nô o vin il dovê di impensâsi e trasmeti chescj insegnaments parcè che ricuardâ nol è dome pensâ al passât, ma al è imparâ di cui che al è stât plui fuart di pôre.

Gracie cjârs Alpins pal timp che nus vês regalât e pe testemoneance tant preseade.

Classe 5ᵉ de Primarie di Vilegnove

e GRACIE DON ROMANO


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